Pietracatella, madre e figlia uccise dalla ricina: si indaga per duplice omicidio

Esclusa l’intossicazione alimentare: il veleno avrebbe agito rapidamente. Inquirenti al lavoro su pasti, regali e contatti delle vittime

Pietracatella, madre e figlia uccise dalla ricina: si indaga per duplice omicidio

Non è stata un’intossicazione, ma un omicidio. Si infittisce il giallo di Pietracatella, dove Sara Di Vita e la figlia Antonella Di Ielsi sono morte dopo la cena della vigilia di Natale. Secondo quanto emerso dalle indagini, riportate dal Corriere della Sera, le due donne sarebbero state avvelenate con la ricina, una potente citotossina ricavata dai semi del ricino.

Un elemento che complica ulteriormente il quadro è la rapidità d’azione del veleno: non si tratterebbe infatti di una sostanza a lento rilascio. Secondo i Centers for Disease Control and Prevention, i sintomi da ingestione di ricina possono manifestarsi in meno di 10 ore, con vomito, diarrea, disidratazione e nei casi più gravi convulsioni e collasso.

Eppure, inizialmente, il caso era stato sottovalutato. Madre e figlia si erano presentate al pronto soccorso il giorno di Natale, venendo dimesse con una diagnosi di gastroenterite. Solo nei giorni successivi, al terzo accesso in ospedale, le loro condizioni sono precipitate fino al decesso.

Gli investigatori stanno ora ricostruendo ogni dettaglio delle ultime ore delle vittime, concentrandosi in particolare sul pranzo e la cena della vigilia, ma senza escludere che il veleno possa essere stato ingerito già il 23 dicembre. Sotto esame anche alcuni regali ricevuti dal marito di Antonella, tra cui cesti natalizi con prodotti alimentari.

La Procura di Larino ha aperto un fascicolo per duplice omicidio volontario. Il marito, Gianni Di Vita, e la figlia Alice sono stati ascoltati dagli inquirenti, coordinati dal pm Marco Graziano. Al momento, però, non risultano indagati.

«È presto per puntare il dito», ha dichiarato l’avvocato Paolo Lanese, sottolineando come non vi sia ancora certezza sul veicolo del veleno: «E se fosse stato un caffè preso fuori casa?».

Le indagini proseguono a tutto campo, tra molti interrogativi ancora aperti e la necessità di chiarire chi abbia potuto somministrare una sostanza tanto letale in un contesto familiare apparentemente normale.