Tre morti, decine di casi sospetti e un'indagine epidemiologica che attraversa continenti e voli internazionali. Il focolaio di hantavirus legato alla nave da crociera MV Hondius, partita da Ushuaia, città argentina all'estremo sud della Patagonia, il 1° aprile verso l'Antartide, ha trasformato un'emergenza sanitaria locale in un caso seguito a livello globale. Sullo sfondo, una situazione argentina già critica: dal giugno 2025 il Paese ha registrato 101 contagi, quasi il doppio rispetto allo stesso periodo dell'anno precedente. L'Organizzazione Mondiale della Sanità lo indica già come il Paese con la più alta incidenza di hantavirus in America Latina.
Tre morti e un'indagine ancora aperta
Il primo a morire è stato un turista olandese di 70 anni, l'11 aprile. Sua moglie, 69 anni, è deceduta il 26 aprile. Il 2 maggio è morta una terza passeggera, di nazionalità tedesca. Tutti i casi sarebbero riconducibili al cosiddetto "virus delle Ande", l'unico ceppo di hantavirus noto per la capacità di trasmissione interumana.
Stabilire con precisione dove e quando sia avvenuto il contagio resta però difficile. Il virus ha un periodo di incubazione che può variare da una a otto settimane, il che rende complessa la ricostruzione della catena epidemiologica. I passeggeri potrebbero essersi infettati prima dell'imbarco, durante i trasferimenti tra Patagonia, Ushuaia e Cile, oppure successivamente a bordo. Secondo investigatori argentini citati da RaiNews, una delle ipotesi più accreditate riguarda un'escursione di birdwatching effettuata dalla coppia olandese nei dintorni di Ushuaia, prima della partenza.
“Il problema ora sono i contatti”
Con il rientro dei passeggeri nei rispettivi Paesi, l'attenzione si è spostata sugli spostamenti successivi alla crociera. Il virologo Matteo Bassetti ha indicato la direzione da seguire: «La nave non è più il problema. Il problema è rintracciare tutti i potenziali contatti». In un video diffuso sui social, Bassetti ha sottolineato come alcuni passeggeri risultati positivi abbiano poi viaggiato su voli internazionali e altri mezzi di trasporto. Tra i casi monitorati figura anche una hostess di un volo KLM, risultata positiva dopo aver avuto contatti con uno dei pazienti a bordo.
Nonostante la preoccupazione, l'OMS mantiene una valutazione cauta: il rischio per la popolazione generale è considerato "basso". La trasmissione interumana dell'hantavirus rimane un'eccezione, associata quasi esclusivamente al ceppo delle Ande. Nella grande maggioranza dei casi il contagio avviene per via inalatoria, attraverso particelle contaminate provenienti da urine, saliva o feci di roditori infetti.
Il ruolo del clima e la risposta europea
A complicare il quadro si aggiunge il possibile contributo del cambiamento climatico. Diversi esperti argentini collegano l'aumento dei casi a temperature più alte, precipitazioni intense e alterazioni degli ecosistemi, fattori che avrebbero favorito la proliferazione dei roditori portatori del virus.
Sul fronte europeo, l'Istituto Nazionale per le Malattie Infettive Lazzaro Spallanzani di Roma è attivamente coinvolto nelle attività di coordinamento con l'ECDC e con la rete europea dei laboratori di riferimento per i virus emergenti. L'istituto partecipa alle attività di sorveglianza e supporto diagnostico per eventuali casi sospetti collegati al rientro dei passeggeri in Europa.