UniCredit: accordo per l'uscita parziale dalla Russia. Cessione a investitore degli Emirati Arabi

Addio a AO Bank tramite spin-off entro il 2027. Impatto da 3 miliardi ma beneficio patrimoniale di 35 punti base

UniCredit: accordo per l'uscita parziale dalla Russia. Cessione a investitore degli Emirati Arabi

UniCredit ha annunciato la firma di un accordo non vincolante finalizzato alla cessione di parte delle proprie attività in Russia a un investitore privato consolidato con sede negli Emirati Arabi Uniti. L’operazione rappresenta un ulteriore passo nel percorso di progressiva riduzione della presenza del gruppo bancario italiano nel mercato russo, avviato dopo l’inasprimento del contesto geopolitico e normativo internazionale.

Secondo quanto riferito dall’ANSA, l’acquirente individuato da UniCredit sarebbe un investitore “con relazioni di lungo corso con la comunità istituzionale e imprenditoriale locale”, nei cui confronti il gruppo bancario ha dichiarato di avere effettuato tutte le previste verifiche di conformità e due diligence richieste dalle normative vigenti.

L’operazione prevede una riorganizzazione strutturata delle attività della controllata russa AO Bank attraverso uno spin-off parziale. In base allo schema delineato, una parte delle attività verrà trasferita in una nuova entità separata (“New Bank”), che resterà interamente controllata da UniCredit, mentre la restante parte confluirà nella cosiddetta “Remaining Bank”, destinata a essere ceduta integralmente all’investitore emiratino.

La banca ha spiegato che il processo è stato progettato con l’obiettivo di garantire continuità operativa e stabilità sia per la clientela sia per i dipendenti coinvolti. Durante tutte le fasi della transazione, i clienti corporate occidentali e russi non soggetti a sanzioni continueranno ad avere accesso ai servizi di pagamento internazionale da e verso la Russia, in particolare nelle operazioni denominate in euro e dollari statunitensi.

Per quanto riguarda il personale della controllata russa, UniCredit ha sottolineato che la riorganizzazione consentirà la creazione di due istituti distinti, ciascuno con strategie operative e obiettivi autonomi. La banca ha evidenziato che la transizione sarà gestita in modo graduale e coordinato, con l’intento di limitare le ricadute organizzative interne.

Dal punto di vista finanziario, il gruppo prevede che l’operazione comporti un impatto negativo cumulato a conto economico compreso tra 3 e 3,3 miliardi di euro. Di questa cifra, circa 1,6-1,8 miliardi deriverebbero dall’effetto della riserva cambi contabilizzata a conto economico, componente definita dall’istituto come non monetaria e priva di effetti diretti sul capitale.

UniCredit ha tuttavia precisato che la transazione non avrà impatti sugli obiettivi di utile netto previsti dal piano strategico “UniCredit Unlocked 2028-2030”, poiché eventuali effetti negativi aggiuntivi rispetto alle ipotesi già incorporate verrebbero compensati da altre misure. Nessuna conseguenza, inoltre, sarebbe prevista sulla politica di distribuzione agli azionisti, dal momento che gli effetti dell’operazione saranno esclusi dal calcolo dell’utile netto ai fini distributivi.

Sul piano patrimoniale, l’istituto stima un beneficio complessivo sul capitale pari a circa 35 punti base. In particolare, l’impatto negativo iniziale stimato al closing, compreso tra 20 e 25 punti base, sarebbe compensato dalla significativa riduzione della perdita residua nello scenario estremo, che scenderebbe a circa 30-40 punti base rispetto ai circa 93 punti base registrati nel primo trimestre del 2026.

Il perfezionamento definitivo dell’operazione è atteso nel corso del primo semestre del 2027. La conclusione resta subordinata alla firma degli accordi vincolanti, all’attuazione dello spin-off previsto e all’ottenimento delle necessarie autorizzazioni da parte delle autorità regolamentari competenti.