“Qvando c'era lei i treni arrivavano in ritardo”. Un manifesto affisso nelle grandi stazioni ferroviarie italiane, grafiche in stile anni Trenta, font tipico del Ventennio. Italia Viva ha lanciato tra le campagne politiche più discusse degli ultimi anni, e la risposta di Fratelli d'Italia non si è fatta attendere: stesso stile grafico, messaggio opposto. “Finché ci sarà lei, nessun inciucio di palazzo”.
La campagna, intitolata “Qvando c'era lei”, con la V al posto della U, richiamo deliberato all'estetica fascista usato in chiave ironica e dissacrante, nasce in prima istanza per convincere i sostenitori a versare il 2x1000 a Italia Viva, ma con un obiettivo più ampio: colpire il governo Meloni sui temi su cui aveva vinto le elezioni nel 2022: costo della vita, crescita economica, pressione fiscale, sicurezza. I manifesti, pubblicati sul profilo Instagram ufficiale di Italia Viva, mostrano dati concreti: i giovani che lasciano l'Italia, il PIL tra i peggiori d'Europa, il debito pubblico in salita, la pressione fiscale a livelli record.
Il manifesto sui treni e il caso nelle stazioni
Il contenuto che ha fatto esplodere il caso è il manifesto collocato accanto ai tabelloni degli orari nelle stazioni di Roma e Milano: “Qvando c'era lei i treni arrivavano in ritardo”. Una frase che rovescia ironicamente il noto luogo comune sul fascismo, “quando c'era lui i treni arrivavano in orario”. La concessionaria pubblicitaria Grandi Stazioni ha chiesto di modificare le affissioni. Italia Viva ha gridato alla censura. Il risultato era già stato raggiunto.
La replica di FdI: stessa estetica, messaggio opposto
Fratelli d'Italia ha scelto di rispondere sul terreno della comunicazione visiva, usando a sua volta i caratteri tipografici del Ventennio. “Finché ci sarà lei, niente soldi all'estero ai parlamentari”, recita un post, in riferimento alla norma approvata per limitare le conferenze pagate di Renzi all'estero. “Finché ci sarà lei, nessun inciucio di palazzo. La volontà popolare verrà rispettata”, si legge in un altro. Nasce così un duello inedito nella comunicazione politica italiana recente: a colpi di manifesti, con la stessa estetica del Ventennio e due messaggi opposti.