Travolse e uccise lo scippatore dopo il furto della borsa: chiesto l’ergastolo

Il magistrato invoca il carcere a vita per la 65enne di Viareggio. La perizia psichiatrica: "Era lucida"

Travolse e uccise lo scippatore dopo il furto della borsa: chiesto l’ergastolo

Secondo quanto riferito dall'ANSA, il pubblico ministero ha chiesto la condanna all’ergastolo per la donna di 65 anni, Cinzia Dal Pino, imputata per l’omicidio di un uomo di 52 anni, avvenuto nel settembre 2024 a Viareggio, in provincia di Lucca. Al centro del procedimento giudiziario vi è la ricostruzione dei fatti avvenuti dopo il furto della borsa della donna: secondo l’accusa, l’imputata avrebbe inseguito il presunto autore dello scippo e lo avrebbe investito più volte con il suv che stava guidando, provocandone la morte.

La richiesta della Procura è stata formulata nel corso dell’udienza davanti alla Corte d’Assise. Per l’accusa, l’azione contestata sarebbe stata volontaria e reiterata, maturata immediatamente dopo il furto subito dalla donna lungo una strada del centro cittadino. Gli inquirenti ritengono che l’investimento non sia stato un gesto accidentale, ma una condotta intenzionale culminata nel decesso dell’uomo.

Nel corso dell’udienza è stato inoltre affrontato il tema delle condizioni psichiche dell’imputata. La perizia psichiatrica disposta dal tribunale ha escluso la presenza di un vizio di mente al momento dei fatti. Gli esperti incaricati dalla Corte hanno concluso che la donna fosse pienamente capace di intendere e di volere quando si verificò l’episodio.

La relazione tecnica, depositata alla fine di aprile, è entrata tra gli atti del procedimento ed è stata richiamata durante la discussione dell’accusa. La valutazione peritale rappresentava uno dei passaggi centrali del dibattimento, anche in considerazione della gravità delle contestazioni mosse dalla Procura.

Secondo la ricostruzione emersa nelle indagini, il furto della borsa sarebbe avvenuto pochi minuti prima dell’investimento mortale. Dopo essersi accorta dello scippo, la donna avrebbe raggiunto il presunto responsabile alla guida del proprio veicolo. Le immagini delle telecamere di videosorveglianza della zona e gli accertamenti tecnici effettuati dagli investigatori hanno costituito elementi rilevanti nel quadro accusatorio presentato in aula.

La difesa dell’imputata ha sostenuto nel corso del processo una diversa interpretazione della dinamica, chiedendo una valutazione complessiva del contesto emotivo e delle circostanze immediate successive al furto. La decisione finale spetterà ora alla Corte d’Assise, chiamata a pronunciarsi al termine del procedimento.