La storia del giornalismo italiano dalla fondazione del quotidiano La Repubblica nel 1976 fino alla sua disgregazione raccontata da uno dei suoi protagonisti, Paolo Guzzanti. Guzzanti si definisce "padre d'arte": Corrado, Sabina e Caterina sono tre attori affermati a teatro e in tv. Lui si diletta da sempre con imitazioni telefoniche irresistibili di politici e colleghi.
Ma non è questo il cuore del suo libro ristampato in una nuova edizione. Un confronto serrato con l'Ingegner De Benedetti, l'editore per antonomasia in Italia. L'uomo che ha finanziato, sostenuto e poi acquistato il quotidiano che ha cambiato la modalità di fruizione delle notizie per milioni di italiani sia nello stile che nel formato cartaceo. La sua visione e la sua idea di cosa e chi deve essere un editore in Italia.
Guzzanti lascia andare il filo della memoria mentre intervista a più riprese De Benedetti chiedendogli di ricostruire eventi che hanno segnato con un solco profondo nella cronaca del nostro paese determinando gli assetti del mondo dell'informazione, il lodo Mondadori, la cessione del pacchetto di azioni del primo direttore e fondatore Eugenio Scalfari a De Benedetti e la sua uscita da un quotidiano oramai quasi svuotato delle firme del nucleo iniziale (hanno vinto tutti o anche il contrario!).

Ma sopratutto c'è il racconto di un certo modo di "fare giornalismo", le mitologiche riunioni delle dieci del mattino nella redazione di piazza Indipendenza, le telefonate dei politici, l'avversione per Bettino Craxi. De Benedetti e Guzzanti alla data di uscita di questo libro sono in vita, hanno proseguito il primo a scrivere dopo il tuffo in politica con Berlusconi e il secondo a fondare e rilevare quotidiani.
Guzzanti non scherza mai, quando lo fa è solo per dipingere meglio lo scenario di alcuni momenti e alcuni caratteri come nel gustosissimo episodio della sua intervista a Gabriel Garcia Marquez raccontata all'Avvocato Agnelli. Al potenziale lettore non può sfuggire, però, che quando si è gli ultimi a rimanere in vita si può scrivere l'ultima versione degli eventi senza la replica e il contraddittorio degli altri protagonisti.
L'ultima parola non cancella il valore di quello che è stato fatto nel bene e nel male, ma lo colloca in una prospettiva che spesso rende nani i giganti e viceversa.
PAOLO GUZZANTI
Figli del secolo Guzzanti vs De Benedetti
Compagnia editoriale Aliberti 2026